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Arena Garibaldi – Stadio Romeo Anconetani

…Fu così formato un poderoso squadrone che dal 1922 al 1925 si impose a tutte le più forti squadre del Settentrione. Il campo dell’Arena era tabù per il Genoa, il Milan, la Juventus, il Casale, la Pro Vercelli, l’Internazionale etc…; qualcuna (come quest’ultima) dovette abbandonare il campo letteralmente umiliata. 

Ferruccio Giovannini

…Perdete ogni speranza voi ch’entrate 

Era questo il motto che uno scugnizzo aveva scritto col carbone sulla porta d’ingresso dell’Arena.

L’Arena Garibaldi venne costruita nel quartiere di Porta a Lucca alla periferia nord della città, non distante dalla Chiesa di S. Stefano extra moenia, la cui struttura originaria faceva parte di un monastero di benedettine risalente al secolo XI. Il terreno venne acquistato da Sabatino Federighi, proprietario ed allevatore di cavalli, che nel 1807 ne ricavò un anfiteatro per le corse ippiche, aggiungendovi otto anni più tardi un palco in muratura per le rappresentazioni teatrali che spesso accompagnavano le gare.

L’ingresso principale era ubicato di fianco alla chiesa ma poi, in seguito alle proteste da parte del parroco, fu spostato sulla Via di San Giuliano, oggi Via Luigi Bianchi, dove adesso è situata l’entrata dell’attuale Curva Sud. Il vialetto portava agli spalti di forma semicircolare, come ricorda il vicino muro ancora esistente per metà. A quel tempo la zona rappresentava ancora il margine della periferia ed appariva assai diversa, con le sole case di Via Lucchese a fronteggiare gli ampi campi coltivati oltre il canale Lozzeri (affluente del Serchio, o Auser, il cui corso bagnava in passato la città prima di essere deviato più a nord). In Via Rosmini, esattamente dove oggi transitano i cortei delle tifoserie avversarie, esisteva alla fine del sec. XIX una stazione ferroviaria che oggi avrebbe fatto senz’altro comodo in occasione delle gare allo stadio.

Quando l’Arena cominciò ad ospitare i primi incontri di calcio, tuttavia, la stazione era già stata soppressa in quanto la linea Pisa-Lucca era stata prolungata fino alla stazione centrale con la costruzione del ponte della ferrovia attuale. I cavalli corsero regolarmente fino al 1849 (oggi a Pisa le gare equestri si svolgono sulla pista del “Prato degli Escoli” tracciata nel 1829 da Leopoldo II di Lorena nella splendida tenuta di S. Rossore), ma nel frattempo il Teatro Diurno dell’Arena Federighi si era già sviluppato rapidamente dopo essere stato ampliato ed abbellito nel 1842, e cominciò ad essere apprezzato e frequentato da tutti i pisani fino alla definitiva chiusura nel 1895.

Pochi anni prima, nel 1882, aveva preso il nome di Arena Garibaldi, in onore del discusso eroe dei due mondi morto proprio in quell’anno. La struttura venne ancora utilizzata saltuariamente per manifestazioni di vario tipo (fuochi artificiali, concerti musicali, circhi equestri, tiro al piccione, gioco del tamburello, gioco del pallone col bracciale, il 4 aprile del 1905 ospitò anche lo spettacolo circense di William Frederick Cody, il popolarissimo Buffalo Bill) fino a quando, nel 1919, il terreno fu acquistato dai dirigenti del Pisa S.C. per una cifra di 24.000 lire. Dopo una prima gara di collaudo che vide la squadra di casa rifilare un secco 5 a 0 ai tradizionali rivali dell’U.S. Livorno, il campo sportivo fu ufficialmente inaugurato il 26 ottobre con un incontro che mise di fronte i neroazzurri agli allora campioni laziali della Juventus Roma, superati agevolmente per 5 a 1 di fronte ad un numerosa folla di appassionati.

Nonostante l’eccezionale interesse del pubblico ed i diversi successi raccolti dalla compagine pisana (culminati nella finale scudetto persa tra mille veleni il 24 luglio 1921 contro la Pro Vercelli) l’Arena Garibaldi rimase tuttavia a lungo un impianto sportivo piuttosto modesto nella struttura, con gli spalti in buona parte composti da spioventi terrapieni. Solamente durante l’era fascista l’Arena fu trasformata in un moderno e razionale campo sportivo in grado di accogliere fino a 7.000 spettatori. Anche a Pisa, come altrove, era infatti la locale federazione del regime di Mussolini – che tra il 1932 ed il 1941 realizzò in città quaranta grandi opere oltre allo stadio – a finanziare e sostenere il fenomeno sportivo, quello calcistico in particolare, grazie all’attivo impegno dell’allora presidente neroazzurro, il vicefederale Giuseppe Biscioni e soprattutto del podestà Guido Guidi Buffarini, potente gerarca e squadrista pisano – dal maggio 1933 al febbraio 1943 Sottosegretario agli Interni – che tanto si adoperò per la realizzazione della nuova struttura.

Lo stadio, ribattezzato Campo del Littorio, fu realizzato su progetto di due ingegneri pisani, Federigo Severini e Giulio Buoncristiani, che intesero conferire alla nuova struttura una linea architettonica sobria e misurata per evitare inopportuni contrasti con le meraviglie della vicina Piazza dei Miracoli. Oltre alla tribuna coperta e alla gradinata gemella, l’impianto comprendeva la pista di atletica, il rettangolo per la pallacanestro e i due campi da tennis sui quale “crebbe” la celebre campionessa Nicla Migliori, scomparsa il 25 luglio 2008, figlia del custode (lo era anche all’Abetone) Pilade Artigiani e sorella di due giocatori della squadra neroazzurra. Lo stadio copriva una superficie di circa 34.000 metri quadrati e fu inaugurato ufficialmente l’8 ottobre 1931 dall’Arcivescovo Ercoleni Attuori alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, assiduo frequentatore della tenuta di San Rossore, accompagnato dalla Regina Elena e dalla figlia Maria di Savoia.

Nell’occasione il Pisa sconfisse l’Empoli per 3 a 1 al termine di una giornata indimenticabile per la città, accompagnata dalle note della filarmonica pisana e dai saggi ginnici degli studenti diretti dalla professoressa Licia Aimo sotto lo sguardo attento del prefetto, marchese Guido Dentice d’Arcadia. Il 28 giugno del 1937 il Campo del Littorio ospitò una spettacolare rappresentazione dell’Aida che oltre alla presenza di numerosi attori e figuranti vide la massiccia partecipazione di elefanti e cavalli, il cui calpestio danneggiò non poco il manto erboso del terreno di gioco. Nel 1945 l’impianto fu utilizzato come ospedale militare (il n° 7029); la squadra nel frattempo si era trasferita per un breve periodo al campo di Marina di Pisa, mentre gli spalti del Littorio venivano danneggiati, seppur lievemente, dai bombardamenti alleati. Nell’immediato dopoguerra lo stadio ospitò anche il celebre Gioco del Ponte, da secoli storicamente disputato tra le fazioni di Tramontana e Mezzogiorno sul Ponte di Mezzo, ricostruito solamente nel 1950.

Tornato all’antica denominazione di Arena Garibaldi, lo stadio pisano non venne modificato fino a quando, sul finire degli anni Cinquanta, fu costruita la Curva Nord sfruttando il programma di edilizia popolare del cosiddetto Piano Fanfani. La Sud, inizialmente composta solo di tre gradoni e di strutture in legno e tubi poste davanti alla casa del custode (tuttora esistente), seguì nell’estate del 1968, giusto in tempo per l’esordio del Pisa nella massima divisione a girone unico, avvenuto nella stagione 1968-69.

Nell’occasione fu ricostruita completamente anche la Gradinata, più ampia e capiente. La prima gara nel nuovo stadio rimodernato (ospite la Roma alla seconda di campionato) si rivelò assai movimentata poiché le porte del campo erano state rimosse la notte precedente da alcuni dimostranti al termine di un’agitazione sindacale. Le porte furono ritrovate poche ore prima della gara nel fosso del Marmigliaio quando ormai si pensava di dover necessariamente chiedere in prestito quelle del campo di Lucca o Livorno. Nel 1978 entrambe le curve furono prolungate verso la Tribuna in modo da completare l’anello di spalti attorno al campo di gioco eliminando gli ultimi spazi vuoti. Al ritorno del Pisa in Serie A (13 giugno 1982) furono apportate nuove modifiche con il poderoso ampliamento della tribuna coperta su due livelli così come appare oggi (quello inferiore costituito dalla vecchia struttura eretta nel 1929).

In quel periodo, i magici anni di Romeo Anconetani, la capienza dell’Arena arrivò a 35.000 spettatori per poi essere ridotta in seguito all’introduzione delle nuove misure di sicurezza. I nuovi spalti furono allora accompagnati da vivaci polemiche tra il presidentissimo e la giunta comunale e alla fine a spuntarla fu naturalmente Anconetani, come del resto accadeva regolarmente in quegli anni. Durante i lavori venne rimossa la lapide che ricordava il giorno dell’inaugurazione, su cui vi era scritto “Questo stadio per la giovinezza dell’Italia fascista creato dalla liberalità del Municipio di Pisa fu inaugurato alla presenza delle Loro Maestà Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia nel giorno VIII.XI.MCMXXXI – X, Podestà Guido Guidi Buffarini”.

Anche la Nazionale azzurra fu allora ospitata allo stadio pisano in occasione di due gare amichevoli contro Jugoslavia e Danimarca (nelle cui file giocò gli ultimi diciotto minuti anche il mediano neroazzurro Henrik Larsen), entrambe vinte per uno a zero. I due incontri furono disputati a breve distanza l’uno dall’altro, rispettivamente il 23 settembre 1987 ed il 22 febbraio 1989, mentre ci vollero altri dieci anni per rivedere a Pisa le casacche azzurre impegnate in amichevole contro la Norvegia (0-0, 10 febbraio 1999). Nel 1989 l’abbassamento di un metro di tutti i settori, l’eliminazione delle balaustre e la rimozione della pista di atletica portarono l’Arena Garibaldi alla capienza di circa 25.000 posti a sedere.

Allora, nell’imponente Gradinata (recentemente intitolata alla memoria dello sfortunato capitano Gianluca Signorini) fu anche riportato il nome della società neroazzurra attraverso un suggestivo gioco cromatico dei seggiolini. Questi ultimi furono in seguito rimossi dalla parte superiore del settore di gradinata, ma la scritta campeggia ancora dipinta sui gradoni. Domenica 9 dicembre 2001 lo stadio fu ufficialmente co-intestato a Romeo Anconetani alla cui memoria fu apposta una targa il 14 luglio dell’anno seguente. Con una lapide donata dagli amici di Carrara la tifoseria pisana decise invece di intitolare la Curva Nord, sede del tifo organizzato, alla memoria di Maurizio Alberti, lo sfortunato tifoso neroazzurro scomparso per un malore durante la trasferta alla Spezia. Ultimamente si sono levate diverse voci in direzione di un eventuale nuovo stadio da costruirsi nell’area di Ospedaletto ovvero di fianco al Canale dei Navicelli lungo l’Aurelia, pur non vedendosene effettivamente la necessità.

Gli spalti dell’Arena sono infatti sufficientemente ampi e consentono al pubblico un’ottima visuale del campo, migliorata sensibilmente dopo gli ultimi lavori e la rimozione della pista di atletica, peraltro spesso utilizzata in passato per importanti meeting sportivi. Alla Curva Sud ancora oggi si accede attraverso il viale di ingresso caratterizzato dal suggestivo arco della struttura originaria, sebbene più spesso le tifoserie ospiti raggiungano il settore a loro riservato passando da via Contessa Matilde o Via Santo Stefano.

Lo stesso viale d’ingesso durante la settimana è utilizzato come parcheggio dal quale si accede all’Istituto di Medicina Sportiva. Durante l’Era Romeo, su questo lato fu installato un tabellone elettronico, riattivato il primo dicembre 2007 dopo essere rimasto inutilizzato a partire dal fatale 1994 che segnò il fallimento della squadra poi costretta a partire dal campionato di Eccellenza. Poco utilizzato per i suoi alti costi, nel 2012 il display fu acquistato dal Comune di Grosseto e spostato allo stadio Zecchini. Le difficoltà vissute dal Pisa sul finire degli anni Novanta portarono anche alla chiusura della Curva Nord per ben tre anni ed alla rimozione dei seggiolini installati pochi anni prima nelle due curve (perlomeno quelli non “rimossi” poco tempo prima dai tifosi neroazzurri durante un infuocato derby con i rivali livornesi). Dalla Gradinata è visibile sulla sinistra la celebre Torre Pendente e al tramonto nei mesi invernali lo scorcio offerto agli spettatori risulta particolarmente suggestivo. Dopo quasi due secoli di storia, l’Arena Garibaldi continua ad essere motivo di orgoglio per tutti i cittadini di Pisa e provincia.

I testi sono a cura di Sandro Solinas ed estratti da “Stadi d’Italia, Goalbook Edizioni, 2012.

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In collaborazione con tuttopisa.it